Gli esercenti della città di Andria si sono visti recapitare negli ultimi giorni, dal Comune federiciano, gli avvisi di pagamento per decine e decine di migliaia di euro per l’occupazione del suolo pubblico esterno ai locali ed adibito ai dehors.
“Una batosta che sembrerebbe avere tutta l’aria di uno scherzo di carnevale ma non lo è“. Queste le parole del Sindacalista Savino Montaruli.
“Una tariffa pari a 200 euro al metro quadrato – continua Montaruli – che è per quattro/cinque volte superiore a quanto i pubblici esercenti pagano nelle città dove il turismo, l’accoglienza, le politiche del lavoro ed occupazionali, l’attenzione al territorio ed i servizi pubblici sono al primo posto“.
Secondo il racconto di alcuni imprenditori, nel giro di soli 12 mesi, il canone, che riguarda l’occupazione degli spazi esterni per tavolini, sedie, ombrelloni e strutture simili, è stato quasi raddoppiato dal Comune di Andria per far fronte alle difficoltà economiche legate alla gestione della città. Tuttavia, gli esercenti sostengono che l’incremento sia eccessivo e avvenuto senza una consultazione adeguata delle categorie coinvolte.
Il rincaro del canone annuale per i dehors sta mettendo in difficoltà i ristoratori e i proprietari di bar, che protestano contro l’aumento inaspettato e considerevole delle tariffe imposte dal comune.
Alcuni addirittura lamentano cifre da capogiro che si attestano fino agli 11.600 euro di tasse annuali, da pagare in 3 rate, per l’occupazione di suolo pubblico.
Ciò sta creando un malcontento crescente e sta suscitando forti reazioni in tutto il settore della ristorazione e del commercio, con migliaia di piccole e medie imprese che si trovano ora a dover fare i conti con un aumento insostenibile dei costi.
“Non possiamo sopportare questo aumento,” afferma il proprietario di un ristorante nel centro storico. “L’anno scorso pagavamo un importo che riuscivamo a gestire, ma con questa cifra non sappiamo come fare. Stiamo già lottando con i rincari delle materie prime, l’inflazione e le difficoltà legate alla concorrenza. Questo aumento rischia di farci chiudere.”
Gli esercenti sottolineano che, se da un lato la politica comunale giustifica l’aumento come una misura necessaria per il bilancio pubblico, dall’altro lato l’impatto sugli affari è devastante, soprattutto per le attività più piccole che già faticano a rimanere competitive.
Le preoccupazioni si estendono anche al futuro del settore, che si trova ad affrontare un contesto economico incerto. Le attività che dipendono in gran parte dalle entrate provenienti dall’occupazione del suolo pubblico, come i bar e i ristoranti con dehors, temono che l’aumento dei costi possa ridurre la loro competitività, specialmente nei mesi più critici dell’anno.
La speranza è che l’amministrazione possa rivedere la sua posizione, prima che i danni all’economia locale diventino irreversibili.
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